Logic-AnA-Logic

16 Maggio 2009

anaweb

Abstract

L’opera si compone di un video formato DVD e da dieci stampe, 40×55 cm.  al vivo, incorniciate. L’installazione ha dimensioni variabili e le modalità di riproduzione del video possono essere tramite proiettore o schermo al plasma.
Nel secondo caso non vi sarà bisogno di oscurare una stanza per effettuare la proiezione.
Le stampe sono prodotte da un output digitale ed il numero di copie per singolo esemplare è di n°3(tre).

Lost in regression

Molto spesso nei miei lavori mi avvalgo di tecniche che transitano dall’analogico al digitale. In questi passaggi invece di cercare una maggior definizione dell’immagine mi sforzo di nascondere le tracce del file o della figura originale.
Questa volta presento sia un video che delle tavole, il titolo dell’opera è Logic-AnA-Logic,ed ha a che fare molto intimamente con il mio modo di concepire e realizzare un’opera, quasi fosse un manifesto del mio modus operandi.
Ragionando su questi due momenti del mio lavoro sono passato analizzare le entità operative come oggetti dotati di significato. Il logico e l’analogico come due stati della materia, non contrapposti ma soggiacenti l’uno all’altro, consequenziali, come fossero passaggi dal cosciente al subcosciente, sempre intimamente legati ma mai contemporaneamente presenti.
Potrei dire che il titolo costituisce, molto più di altre volte, un fil rouge che collega il video alle tavole.
Il procedimento, il significato e la risultante di questi due vettori spero collidano in un momento che è l’opera.
Il materiale di partenza (RAW), per il video è stato un file scaricato da uno dei social porno 2.0, mentre per le tavole mi sono avvalso sia di materiale reperito online che di foto e disegni originali.

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Posso solo dire che ho seguito una specie di libera associazione di idee nel concepire i disegni, mentre finivo una serie, od una tavola, un po’ del materiale si riversava nella seguente e così via.
In ultima analisi si tratta di un excursus lungo le rive del desiderio, quello privato, intimo e quello pubblico ed esibito. Diversamente dal solito evito di addentrarmi nei meandri dei significati e significanti e lascio a voi, oltre che la scelta di gradire o meno questo lavoro, la possibilità di evocarne le suggestioni solo apparentemente nascoste.

P.S.

Comunque per chi abbia voglia, curiosità e tempo ho approntato la solita lista di links, che come le briciole di pollicino, hanno costellato questa mia ultima fatica.

L’opera

Video

Tavole

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Dettagli tecnici dell’opera

Sia il video che le tavole sono ottimizzate per la visone sul web, quindi ad una risoluzione inferiore di quella riservata ai files definitivi.


Credits

links facoltativi:

ch.Rindler

Pistis Sophia

13 Ottobre 2008

Poster & Filosofia

mosaico Basilica di Aquileia

Nel precedente post vi informavo dell’ iniziativa espositiva delle Studio MD di Prato, dove per la giornata del contemporaneo 2008, è stata organizzata una collettiva di artisti toscani.

Come lavoro/opera ho deciso di portare una ri-lettura dello scritto  gnostico Pistis Sophia. Non mi azzardo ad entrare nello specifico della lettura e delle sue implicazioni, anzi sostituisco le mie congetture con il breve ma preciso testo che fa da introduzione ad i lavori esposti in occasione della mostra Corale 10. Scritto dal critico Francesco Marmorini, credo che fotografi con sottigliezza ed intelligenza l’intero corpus di opere presenti.

Per quanto mi riguarda le suggestioni che mi hanno portato a realizzare questa opera sono come al solito molte: la prima è certamente da ricercare nel libro stesso, nelle sua grazia e profondità. La seconda in un poster che da piccolo ho avuto modo di ammirare nelle camera da letto di un mio parente. Dietro la porta, in pieni anni ‘70, campeggiava l’affiche di una donna nuda velata appena nel ventre da una rosa, il cui nome scritto a caratteri cubitali era: SAMANTHA.

samantha

samantha

CORALE 10 O DELL’ARTE DEL COTRAPPUNTO

di Francesco Marmorini

…Riposo e contemplazione delle idee sottendono Pistis Sophia di ch.Rindler, affissa alla parete interna della porta del bagno come una locandina pubblicitaria. La sagoma fantasmatica di un invitante corpo nudo femminile ironizza su un caposaldo della tradizione gnostica, come la ricerca della conoscenza che viene resa appetibile alla stregua di un prodotto di consumo.

il testo completo potete trovarlo in: Corale 10.

Pistis Sophia

presentiamo adesso il lavoro in risoluzione web, l’originale è stato eseguito in stampa digitale su  carta 120gr_ Xerox Blueback da affissione, in numero 2 copie. Le dimensioni sono: 192cm. x 95cm.

Pistis Sophia

Pistis Sophia

Paste in Place

Ed una immagine della sua collocazione presso lo sudio MD di Prato.

Pistis in the Bathroom

Pistis in the Bathroom

links facoltativi:

ch.Rindler

Abstract

Three Beautiful Troublemakers (da qui in poi denominato 3BT) è un trittico fotografico di dimensioni variabili (indicativamente 140×90 cm. la singola foto), avente come tema il racconto di H.d.Balzac: Il Capolavoro Sconosciuto.

Qui, come nel libro, il soggetto centrale è il corpo e l’identità di una modella e quindi l’ottimale era ricreare una serie di scatti con pose volutamente accademiche e dal sapore ottocentesco. Il numero di scatti è stato subordinato al numero di pagine del racconto, in quanto ogni pagina dell’originale sarebbe stata implementata con una foto del set.

Usando le parole del testo ho ricreato visivamente quel velo che Balzac descrive come attributo del quadro di Frenhofer, alterando le identità delle protagoniste/a con altrettanti caratteri commutando i characters in caractère e poi per ricaduta in fonts come i Caslon, i Bodoni e i Garamond.

La prima fase del progetto è stata eseguita con tecnologia analogica: camera 6×4,5 e pellicola ortocromatica, la post produzione è invece di matrice digitale.

L’opera, dato l’ingombro fisso delle stampe in bianco & nero è, come detto, di dimensione variabile per quanto riguarda un possibile allestimento.

L’intero progetto è stato eseguito con il supporto della modella FranzB.


3BT: il progetto

Chiunque si avvicini a Le Chef-d’œuvre inconnu sa di entrare in territorio minato.

La complessità di quelle poche pagine ha dato vita ad una letteratura ad hoc, a opere d’arte, come nel caso di Picasso od alla completa identificazione come successe a Cezanne.

È quindi con rispetto che prendo a prestito le parole di Balzac per farne “carne da cannone”, ma al contempo nutro la speranza di renderle ancora una volta vive ed al centro di un prova di arte visiva.

Dal momento che tutto o quasi è stato scritto rispetto a quella che Henry James definisce una “terrible little tale”, ho spostato il punto di vista dal contenuto alla sostanza stessa del racconto scritto.

Usando la narrazione come una traccia ho preso a prestito le parole, le lettere, i caratteri di stampa e gli spazi che compongono questa meravigliosa novella e con essi ho creato una barriera fisica alla percezione delle immagini originali.

La versione francese in mio possesso constava di almeno di 60 pagine, ho poi ridotto il testo a 15 pagine che nella fase di post produzione sono andate a sostituire quella sostanza pittorica (il muro di colore…nda) che fa da diaframma allo svelarsi del ritratto.

Balzac per tutto il racconto sembra omettere qualcosa, ci fa baluginare una prospettiva con una mano e con l’altra la fa scomparire lesta ai nostri occhi. Forse sta veramente qui il fascino misterioso del Capolavoro Sconosciuto.

La scelta del trittico come forma finale dell’opera è stata dettata dalla ricorrente e contemporanea presenza di due terne di protagonisti.
La parte maschile riservata agli artisti: Porbus, Poussin, Frenhofer e  quella femminile a cui Balzac assegna i ruoli di modelle, soggetti, muse.
Esse sono: Maria Egiziaca, Gillette e la più enigmatica Catherine Lescault, la bella scontrosa.
Di tutte Catherine è sicuramente quella maggiormente nascosta all’interno del congegno sia narrativo che pittorico, ma al contempo è anche quella meglio preservata, protetta da sguardi indiscreti .
La modella invisibile di Frenhofer non ha corpo né nel racconto né nel dipinto, ma solo nel ricordo fittizio di un personaggio immaginario. Un fantasma che si nasconde prima nelle parole poi nel quadro del vecchio maestro e che alla fine, libero, sconvolge la vita dei personaggi portandoli ognuno ad un grado diverso e sempre più accentuato di crisi d’identità.

Per concludere citerò le parole che Calvino ha speso su questo capolavoro davvero sconosciuto: “…le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come i granelli si sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto.”

cp.Rindler.

links facoltativi:

Un ringraziamento speciale va agli autori della versione italiana edita da BUR, Giovanni Greco & Davide Monda.

3BT: maquette

Maquette_Exibition

Maquette_Exibition

Immagini

Galleria delle fotografie di Three Beautiful Troublemakers. La risoluzione è ottimizzata per il Web.

Bodoni variation

Bodoni variation

Caslon variation

Caslon variation

Garamond variation

Garamond variation

ch.Rindler.