Abstract

Three Beautiful Troublemakers (da qui in poi denominato 3BT) è un trittico fotografico di dimensioni variabili (indicativamente 140×90 cm. la singola foto), avente come tema il racconto di H.d.Balzac: Il Capolavoro Sconosciuto.

Qui, come nel libro, il soggetto centrale è il corpo e l’identità di una modella e quindi l’ottimale era ricreare una serie di scatti con pose volutamente accademiche e dal sapore ottocentesco. Il numero di scatti è stato subordinato al numero di pagine del racconto, in quanto ogni pagina dell’originale sarebbe stata implementata con una foto del set.

Usando le parole del testo ho ricreato visivamente quel velo che Balzac descrive come attributo del quadro di Frenhofer, alterando le identità delle protagoniste/a con altrettanti caratteri commutando i characters in caractère e poi per ricaduta in fonts come i Caslon, i Bodoni e i Garamond.

La prima fase del progetto è stata eseguita con tecnologia analogica: camera 6×4,5 e pellicola ortocromatica, la post produzione è invece di matrice digitale.

L’opera, dato l’ingombro fisso delle stampe in bianco & nero è, come detto, di dimensione variabile per quanto riguarda un possibile allestimento.

L’intero progetto è stato eseguito con il supporto della modella FranzB.


3BT: il progetto

Chiunque si avvicini a Le Chef-d’œuvre inconnu sa di entrare in territorio minato.

La complessità di quelle poche pagine ha dato vita ad una letteratura ad hoc, a opere d’arte, come nel caso di Picasso od alla completa identificazione come successe a Cezanne.

È quindi con rispetto che prendo a prestito le parole di Balzac per farne “carne da cannone”, ma al contempo nutro la speranza di renderle ancora una volta vive ed al centro di un prova di arte visiva.

Dal momento che tutto o quasi è stato scritto rispetto a quella che Henry James definisce una “terrible little tale”, ho spostato il punto di vista dal contenuto alla sostanza stessa del racconto scritto.

Usando la narrazione come una traccia ho preso a prestito le parole, le lettere, i caratteri di stampa e gli spazi che compongono questa meravigliosa novella e con essi ho creato una barriera fisica alla percezione delle immagini originali.

La versione francese in mio possesso constava di almeno di 60 pagine, ho poi ridotto il testo a 15 pagine che nella fase di post produzione sono andate a sostituire quella sostanza pittorica (il muro di colore…nda) che fa da diaframma allo svelarsi del ritratto.

Balzac per tutto il racconto sembra omettere qualcosa, ci fa baluginare una prospettiva con una mano e con l’altra la fa scomparire lesta ai nostri occhi. Forse sta veramente qui il fascino misterioso del Capolavoro Sconosciuto.

La scelta del trittico come forma finale dell’opera è stata dettata dalla ricorrente e contemporanea presenza di due terne di protagonisti.
La parte maschile riservata agli artisti: Porbus, Poussin, Frenhofer e  quella femminile a cui Balzac assegna i ruoli di modelle, soggetti, muse.
Esse sono: Maria Egiziaca, Gillette e la più enigmatica Catherine Lescault, la bella scontrosa.
Di tutte Catherine è sicuramente quella maggiormente nascosta all’interno del congegno sia narrativo che pittorico, ma al contempo è anche quella meglio preservata, protetta da sguardi indiscreti .
La modella invisibile di Frenhofer non ha corpo né nel racconto né nel dipinto, ma solo nel ricordo fittizio di un personaggio immaginario. Un fantasma che si nasconde prima nelle parole poi nel quadro del vecchio maestro e che alla fine, libero, sconvolge la vita dei personaggi portandoli ognuno ad un grado diverso e sempre più accentuato di crisi d’identità.

Per concludere citerò le parole che Calvino ha speso su questo capolavoro davvero sconosciuto: “…le visioni polimorfe degli occhi e dell’anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come i granelli si sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto.”

cp.Rindler.

links facoltativi:

Un ringraziamento speciale va agli autori della versione italiana edita da BUR, Giovanni Greco & Davide Monda.

3BT: maquette

Maquette_Exibition

Maquette_Exibition

Immagini

Galleria delle fotografie di Three Beautiful Troublemakers. La risoluzione è ottimizzata per il Web.

Bodoni variation

Bodoni variation

Caslon variation

Caslon variation

Garamond variation

Garamond variation

ch.Rindler.

Progetto Rindler

5 Maggio 2008

Rindler nasce lo scorso autunno, dopo un periodo di convalescenza che mi aveva lasciato molto tempo libero per organizzare le cose da quel momento in poi.

In principio era il nome che avevo dato al mio nuovo studio, uno spazio finalmente all’altezza delle mie aspettative. Un luogo riservato ma abbastanza grande da potermi permettere di seguire più lavori contemporaneamente, inoltre molto vicino alla mia abitazione e nel centro della città. Amo lavorare e risiedere nel centro di qualche cosa.

Quindi con parenti ed amici ho iniziato a designare il mio atelier con il nome di Rindler. Nessuno mi ha mai chiesto perché o cosa volesse dire questo nome e non mi aspetto che nessuno lo faccia adesso, in ogni caso due o tre informazioni di ordine filologico le metterò in calce a questa presentazione.

Avevo il mio spazio, mi ero rimesso in salute, ora mancavano il lavoro, i progetti; sentivo che dovevo riempire questo accogliente vuoto con qualcosa di nuovo rispetto alle mie produzioni precedenti.

Fu allora che per una necessità archivistica iniziai a protocollare idee, bozze e progetti con la sigla Rindler.

Mi accorsi fin da subito che iniziavo ad identificare sia il mio lavoro che me stesso sotto questo nome: io + il mio studio+ i collaboratori + il mio lavoro = Rindler. Era una cosa buffa, ma non volevo che divenisse il solito pseudonimo, collettivo, o associazione culturale, né che fosse uno schermo dietro il quale nascondermi, sentivo il desiderio di proteggermi non dietro qualche cosa, ma dentro qualcosa di nuovo. Un bisogno di inclusione e l’idea che questo spazio (sia mentale che fisico) fosse in grado di accogliere anche altri soggetti. Tutti quelli che per un motivo o per un altro avessero condiviso la progettazione e la produzione del lavoro erano Rindler.

Quindi Rindler divenne ed è oggi a maggior ragione, una piattaforma di progettazione e realizzazione di opere d’arte, dove il peso più consistente , o l’accento se preferite, va a cadere sul prodotto finito considerando il progetto come, ma non solo, un sentiero tracciato su di una mappa che necessariamente deve portare a qualcosa o da qualche parte.

Ovviamente ci sono alcune cose che rimarranno fuori da questa breve descrizione, non è mia consuetudine anticipare troppo, o fare proclami che poi devo smentire. Per ora mi limito a ri-creare un ambiente accogliente sia per mè che per i miei occasionali collaboratori e a comunicare tramite questo blog ed altri strumenti con l’esterno, nella speranza di aver fatto qualche cosa di buono.

Air-raid shelter

A proposito, una parte del Rindler, prima di essere stata una falegnameria, era adibita negli anni della guerra a rifugio antiaereo

Se non altro là sotto staremo al sicuro.

The Rindler’s engine

rindlerscrew

cp.Rindler + ch.Rindler

Piccole note a margine.

Rindler è il cognome di un noto fisico. Wolfgang Rindler lavora nell’ambito della teoria della relatività generale ed è forse più famoso per avere coniato il termine: Orizzonte degli Eventi.

link: pagina wiki su w. rindler

Rindler è anche il nome dato ad una stazione spaziale che compare nel racconto di Sci-Fi Schild’s Ladder di Greg Egan.

link: sito dello scrittore g. egan